
E' da molto tempo che non affronto argomenti di attualità di questo paese (volutamente con la minuscola..), ma stamattina quando ho sentito le parole di Francesco Cossiga, in un'intervista di una settimana fa sul Quotidiano Nazionale, sono rimasto allibito.
Specie dopo quanto successo ieri a Roma.
Non entro in merito della riforma Gelmini, che tra l'altro mi trova d'accordo in alcuni suoi aspetti...
Ma trovo le parole di Cossiga di una gravità inaudita.
Ecco l'intervista:
Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitito Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».
E' dunque possibile che la storia si ripeta?
«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».
Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».
Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com'era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c'è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».
No, dico, ma STIAMO SCHERZANDO???
Infiltrare AGENTI PROVOCATORI per SCREDITARE LA PROTESTA e MASSACRARE DI BOTTE TUTTI??
un momento di ilarità ci vuole...per farsi due sane risate!
ho ricevuto questa poesiola per e-mail...
è geniale, da morir dal ridere!!
UN GIORNO DI MARZEMINO, AL PRIMO CHIARETTO DELL'ALBA, CAMMINAVO NELLA
CHAMPAGNE DELL'OLTREPO' PAVESE, IN MEZZO AL NEBBIOLO.
IL TEMPO ERA UN INFERNO, IL CIELO VERDICCHIO TENDENTE AL GRIGNOLINO.
MI RIPARAI SOTTO UN PINOT E LI' INCONTRAI UNA SOAVE DONNA FUGATA CHE
AVEVA UN VESTITO MOLTO ROSE'.
NON ESSENDO RECIOTO, TUTTO SPUMANTE LE DIEDI UN DOLCETTO BACIO SUL
BIANCO COLLIO E SENZA SFURZAT LE TOCCAI LA BARBERA DELLA BONARDA.
SUBITO IL MIO MERLOT, CHE NON E' ANCORA PASSITO, VENNE DURELLO CHE ERA
UN CANNONAU, MA LEI NON VOLLE CHE ANDASSI OLTRE.
DELUSO E ROSSO DI BORGOGNA LE DISSI: "CHARDONNAY MOI, MADAME".
E CON L'AMARONE IN BOCCA E UN GROPPELLO IN GOLA MI ARRANGIAI DA SOLO.
E SAUVIGNON DE BRUT....
























Ogni tanto ripenso a come stavo fisicamente da schifo tra l'estate e metà settembre...
E faccio il confronto con ora.. che differenza, è bello sentirsi "rinascere", e davvero l'energia che pian piano torna..
Sto recuperando la forma, e non sapete quanto sia felice di ciò, anche perchè ho potuto ritornare a camminare per i monti senza fare fatica sovraumana..
Berg heil!
Colle Sià 2270 m e Alpe Loserai di sopra 2312 m
Impressioni d’ottobre.

Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c'è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Domenica mattina. Sto risalendo una Valle Orco che si sta svegliando in queste ore…arrivo a Ceresole, la vista delle Levanne inzuccherate è da togliere il fiato. L’aria è decisamente fresca, ma non fredda, considerando la stagione. Mi preparo, scarponi ai piedi e zaino in spalla, e parto dalla borgata Moies 1569 m. Cammino con calma, oggi voglio prendermi i miei tempi. Dopo neanche un quarto d’ora, nonostante mi precedessero due persone, ecco il primo camoscio… nel bosco, sguardi reciproci, una foto, e ognuno riprende il proprio cammino.
Salgo nel silenzio del bosco, tra la rugiada della notte che si asciuga, il sole sbuca dalla cresta del Monte Unghiasse, accende i colori del bosco. Uno sparo lontano rompe il silenzio e scuote la valle. Io sono dentro il Parco Nazionale, ma il versante opposto della valle Orco nel Parco non è. Gli umani lo sanno bene, ma gli animali non conoscono i confini del Parco, per gli animali non ci sono confini. Lo sparo è isolato, non ne seguono altri, torna il silenzio.
Riprendo a camminare sotto una pioggia di aghi di larice, che danzano nell’aria sospinti da una dolce brezza. Un altro camoscio pasteggia qualche metro più in alto di me. I larici si diradano, eccomi alla Cà Bianca, le Levanne appaiono in tutto il loro splendore, con il canalone del Col Perdù illuminato dal sole. Mi concedo una pausa sui pascoli ingialliti, mi guardo intorno ma non vedo animali.
Anzi, sì. Alzando gli occhi al cielo, una coppia di aquile volteggia nell’azzurro, disegnando traiettorie circolari che si intrecciano, sfiorando le rocce e le cime dei larici. Libertà.
Saluto due anziani escursionisti, e riprendo la mia salita. Se esistesse un aggeggio per registrare “gli odori”… quello forte, pungente del larice lo adoro, d’autunno, forse perché cadono gli aghi, è ancora più forte… come vorrei portarmi a casa questi odori. Annuso la ruvida corteccia di uno di loro, respirando a pieni polmoni. Esco definitivamente dal bosco, rimangono solo sparuti laricetti contorti, e qualche vecchio ceppo sconfitto dal tempo. In lontananza scorgo altri camosci, poi guardo verso il colle, com’è diverso l’ambiente da quando sono stato qui l’ultima volta un sabato d’aprile, spazzolati dal vento e dal nevischio.
Seguo fedelmente la mulattiera, lascio sulla mia sinistra i ruderi dell’Alpe Ciaplus, due tornanti e mi aspetta l’ultimo tratto a mezzacosta che porta al colle Sià, 2274 m. Purtroppo alcune nubi nascondono il mio amato Grampy, giunto al colle sul lato opposto non appare il panorama che mi ero immaginato, pazienza. Sbucano dalle nebbie i Denti del Broglio, la Becca di Monciair, il Ciarforon… versante sud, praticamente privo di neve fino a 3600 m. Decido di proseguire ancora un po’ visto che mi sento bene e non sono stanco. Continuo sulla splendida mulattiera che taglia il versante, un fischio mi fa sobbalzare, guardo in basso, lui mi aveva visto ma io no… un camoscio fischia ancora e poi scappa nell’ombra.
Abbandono poi il sentiero, vago per un po’ senza meta tra rocce montonate e pascoli rinsecchiti, alcuni grandi massi sembrano stati sparpagliati qui da una grande mano, è molto bello questa specie di piccolo altopiano sospeso sul vallone di Ciamosseretto. Ora qui non c’è nessuno, cammino tra le baite dell’Alpe Loserai di sopra 2312 m, alcune in rovina, e le tracce di un mondo che anno dopo anno sta scomparendo. Salgo di qualche metro fino all’ultima baita, sopra tra le rocce noto che sono osservato… la chiara testa di un camoscio appare quasi mimetizzata tra la pietraia, mi scruta incuriosito (o impaurito?), io torno indietro, scegliendomi un bel praticello morbido dove pranzare. In lontananza vedo qualche escursionista, voci lontane, poi torna il silenzio, rotto solo dal venticello che a tratti mi intirizzisce.
Dopo un lauto pranzo a base di pane, formaggio, prosciutto e un sorso di vino valdostano, mi stendo, la pace è pressoché totale e presto mi addormento… mi risveglio perché una nube ha coperto il sole. Raccolgo le mie cose, scendo un po’, il sole ritorna, e mi spinge a fare un’altra lunga sosta. Tra le nebbie del vallone di Ciamosseretto appare il Roc 4026 m e poi il Grampa 4061 m… col binocolo riesco a vedere la Madonnina, le mando un saluto. Il tempo passa, in questa giornata dove le ore ed i minuti paiono dilatati. Sono le 3 del pomeriggio passate quando mi rimetto in cammino.
Decido di fare un giro alternativo, seguendo vecchi sentieri dimenticati. E ritrovo altri camosci...sapevo che ne avrei trovati qui, lontano dal sentiero principale…mi guardano dall’alto, controluce, risalgo anche io il dosso dove si trovano, poi proseguo a mezzacosta alto sul vallone, fino ad una dorsale erboso-detritica, protesa come la prua di una nave sulla valle dell’Orco. Non credo siano molti gli umani che passano di qui…non vedo tracce. Nel vallone sottostante vedo 15-20 camosci che, avendomi visto, si spostano velocemente verso ovest. Il lago di Ceresole brilla di riflessi, le Levanne giocano coi controluce.
Mi siedo qualche minuto ad ascoltare il silenzio.
Poi ridiscendo nell’ombra, per andare a riprendere il sentiero dell’andata. Incontro altri camosci, gli ultimi della giornata. Uno di loro, l’ultimo che mi passa davanti, è magro e pare emaciato. Infatti starnutisce di continuo. Povero animale, difficilmente passerà l’inverno. Lo guardo brucare sul filo di cresta, mentre i raggi del sole illuminano un rosso larice. E’ uno di quei momenti che, anche se scatti una foto, non renderà MAI come ammirarlo dal vivo. Saluto lui e i suoi compagni, e riprendo la mia discesa. Passo dopo passo seguo il sentiero, fino ad abbandonarlo per seguire una vecchia traccia che scende tra i larici. Una sosta ad una sorgente, ed esco in una radura, sul cui bordo, vicino ad un grazioso laghetto, sorgono vecchie baite.
Faccio merenda con pane e salame qui, la foschia si è inoltrata nella valle, e disegna i contorni delle montagne. Un puntino che brilla a destra del Colle Perduto forse è il rifugio Leonesi, piccolo nido d’aquila sulla valle. A malincuore riprendo la via di casa, pochi minuti e sono alla Cà Bianca. Indugio ancora nei dintorni, bighellonando tra le piante, prima di scendere. Qualche nube risale dalla bassa valle, strisciando contro i fianchi delle montagne. Scendo col sole in fronte, rientrando nel bosco.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.
Solo il suono dei miei passi mi accompagna, la coppia di escursionisti che è qualche centinaio di metri avanti a me scende anch’essa in silenzio. L’aria si rinfresca, l’ombra prende il sopravvento nella valle, i camini si accendono quando arrivo all’auto. Sono le 17.20. Anche questa giornata tra i monti volge al termine. Grazie.

I’ve been watching me fall for it seems like years
Watching me grow small, I watch me disappear
Slipping out my ordinary world, out my ordinary eyes
Yeah slipping out the ordinary me into someone else’s life
Into someone else’s life…
There’s a thin white cold new moon and the snow is coming down
And the neon bright tokyo lights flicker through the crowd
I’ve been drifting around for hours and I’m lost and I’m tired
When a whisper in my ear insatiable breathes
“why don’t you follow me inside?… ”
Yeah the room is small, the room is bright
Her hair is black, the bed is white
And the night is always young
Is always young… always young
The night is always young…
Yeah I’ve been seeing them strip to the bone in the mirror on the wall
Seeing her swallow him whole like it’s not me at all
She holds out her hands and I follow her down to my knees
And the sucking inside insatiable smiles
“you will forget yourself in me… ”
Yeah the room is small, the room is bright
Her eyes are black, the bed is white
And the night is always young
And the night goes on and on
And the night is always young
And the night is never over and over and over and over and over…
And then it’s gone
And then it’s gone
Yeah then it’s gone…
Yeah it’s a cruel mean cold new day and outside the snow is still coming down
And in the blood red tokyo bed I watch me coming round
She pulled him down for hours
Deeper than I’ve ever been
And as I fall in the mirror on the wall
I’m watching me scream
I’m watching me scream
I’m watching me scream
I’m watching me scream
Yeah I’ve been watching me go for it must be years
Watching me get slow, I watch me disappear
And one day, yeah I know, I won’t come back at all…
And always over and over in his ordinary eyes
I’m watching me fall
I’m watching me fall
I’m watching me fall
I’m watching me fall
(The Cure)


La stagione del tuo amore
non è più la primavera
ma nei giorni del tuo autunno
hai la dolcezza della sera
se un mattino fra i capelli
troverai un po' di neve
nel giardino del tuo amore
verrò a raccogliere il bucaneve
passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
poi ritrovarli nella luce di un'ora
passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
puoi ritrovarli nella luce di un'ora
Fabrizio De Andrè