Il blog di roby4061

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"Se mi fosse dato di vivere senza la possibilità di sognare e di lottare per un sogno, bello quanto inutile, sarei un uomo finito" G.Gervasutti


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martedì, 31 luglio 2007

com'è effimera la vita..

stasera sono andato in bici... volevo muovermi un po...

bella salita fino a 885 m, poi discesa divertente... anche se ho rischiato tre frontali... uno vabbè, era un mio errore di valutazione... la macchina era proprio nei 10 m che non vedevo, ho calcolato male i tempi, e per fortuna che non ero molto veloce...

ma gli altri due no, un motociclista minchione e un'automobilastra che pur vedendomi, han tagliato le curve facendole pressochè contromano... e passando a meno di un metro dal mio gomito...

certo che basta proprio un attimo, uno può essere concentrato quanto vuole, ma di pazzi criminali al volante è pieno il mondo...

poi, ora leggo su un forum di montagna che frequento da molto tempo, che l'alpinista morto sul bianco oggi era uno dei forumisti.... fa effetto... anche se non lo conoscevo personalmente, ci avevo comunque parlato sul forum diverse volte, e diverse volte aveva commentato i miei report...

com'è effimera la vita...

avevo i crampi allo stomaco dopo la pedalata per il fresco, ora mi rimangono per questo...

com'è effimera.....................
postato da: roby4061 alle ore 22:01 | link | commenti (1)
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insomnia

dopo un'ora passata a girarmi e rigirarmi nel letto, mi tocca tisanarmi....

miele e vaniglia...

e poi speriamo de dormir :-)
postato da: roby4061 alle ore 00:11 | link | commenti (2)
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domenica, 29 luglio 2007

...

si sta
come d'autunno
sugli alberi
le foglie
postato da: roby4061 alle ore 13:18 | link | commenti (4)
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mercoledì, 25 luglio 2007

sei là fuori

sei là fuori.
non so che volto hai.
nè so il tuo nome.
ma so che ci sei.
e ti troverò.
è destino che sia così.

ti troverò.

o tu troverai me..
postato da: roby4061 alle ore 20:33 | link | commenti (6)
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lunedì, 23 luglio 2007

I'm waiting for the night

I'm waiting for the night to fall
I know that it will save us all
When everything's dark
Keeps us from the stark reality

I'm waiting for the night to fall
When everything is bearable
And there in the still
All that you feel is tranquillity
postato da: roby4061 alle ore 20:03 | link | commenti (3)
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mercoledì, 18 luglio 2007

Il passero solitario

D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede la sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra
. Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni nostra vaghezza
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? Che di me stesso?
Ahi pentiromi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.


Giacomo Leopardi

postato da: roby4061 alle ore 21:44 | link | commenti (1)
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martedì, 17 luglio 2007

quota 4061

Eccomi qui, con un po di ritardo, col report del week-end. Beh, è stato un fine settimana ricco di emozioni per me. Gita sociale del CAI di Rivarolo, meta Il Roc 4026 m ed il Gran Paradiso 4061 m. Il mio obiettivo principale è il Roc, ma parto con l’idea che, se ci saranno le condizioni, salirò anche al Grampa.


Si parte dal canavese alle 12.30 di sabato alle 14.50 si parte stracarichi di materiale per il rifugio Vittorio Emanuele II. Sentiero a me noto e rinoto, in poco più di due ore siamo su. Finalmente ci si toglie il peso dalla schiena, ci si cambia, ci si birra… e si comincia a ragionare… Che ricordi che ho di questi posti. Di quel lontano agosto 95, dove ancora doveva maturare la mia passione per la montagna, ma era prossima a venire, nascendo proprio sotto l’ombra di questa montagna..


Tra amici si scherza, si prepara la salita dell’indomani, si passa il tempo fino alla cena, ottima, abbondante e innaffiata da buon vino. Unico neo è l’eccessivo affollamento del rifugio, cosa a cui sto cominciando a diventare un po allergico… ma tant’è..


Dopo cena relax all’aperto, godendosi un infuocato tramonto, tra un genepì portato su dal buon Alex e una battuta, mi ritiro qualche minuto a pensare sul bordo del lago di Moncorvè, poi ritorno tra gli amici, giusto in tempo per la tisana al genepì, che mi farà dormire benissimo. La sveglia è fissata per le 3, alle 22 passate salgo su, siamo nel camerine proprio sotto il tetto, alto 1.50 metri, e bisogna camminare tutti piegati come Jack Nicholson in Shining… mi manca solo l’ascia e che mi metta ad urlare “Wendyyyy… dove seiii?”. Mi addormento in fretta, nonostante il caldo terribile, e ben presto sono le 3 del mattino. Soliti movimenti impacciati e con gli occhi impastati di sonno, scendo le scale incredibilmente senza rabattarmi per terra, e ci si riunisce tutti per colazione. Fuori dal rifugio c’è un casino pazzesco, e alla partenza, alle 3.45, non nascondo un certo disagio per l’affollamento.


Bovinamente ci si incammina in fila indiana alla luce delle frontali, rimango indietro e perdo tutto il mio gruppo nel buio… ricomincio a salire la fina ininterrotta di alpinisti manco fossi in via Roma a Torino il sabato pomeriggio, ritrovo qualcuno dei nostri, ma proseguo per andare a cercar eil mio compagno di cordata. Pian piano la luce si fa strada da est, al buio è facile sbagliare strada in questo caos di ometti, tracce, sentierini che si perdono in mmmmille direzioni in queste caotiche pietraie.


Praticamente passiamo dentro una cascata d’acqua, poi finalmente arrivano i nevai ed il ghiacciaio. Sono le 5.30 del mattino, è già tutto in fusione. Nelle operazioni di legatura prendo freddo, e per un’ora-due avrò qualche problema di stomaco. Si formano le cordate, si parte. Io con Max parto subito tranquillo, seguendo le decine di persone su per la traccia. Alzandoci di quota, verso i 3400, comincia un fastidioso vento a raffiche che spesso mi sposta e mi sballa il ritmo. Nel mentre si accende l’alba, vedo i primi raggi di sole colpire la vetta del Bianco, poi la Grand Casse, la Tzanteleyna, il Ciarforon.. è giorno pieno ormai, ma noi siamo sempre in ombra.


Superiamo la schiena d’asino, litighiamo con un francese impiccione, ed eccoci finalmente al colle della Becca di Moncorvè, a oltre 3800 m di quota. Litighiamo ancora col francese che non capiamo che cacchio voglia dalla nostra vita, e proseguiamo, abbandonando il gregge che sale al Gran Paradiso, per risalire il pendio nevoso dapprima non molto ripido, poi via via più in pendenza che porta al Roc. Alex e Lorenzo passano la terminale più in su, noi decidiamo di affrontarla più direttamente, sembra ben chiusa. Ci avviciniamo alla parte più impegnativa dell’ascensione. Alex e Lorenzo tribolano un po, io e Max decidiamo di salire praticamente per direttissima alle rocce finali. Traversiamo gradinando su pendio nevoso a 40°, poi mentre faccio sicura al compagno (per quanto possibile vista la qualità della neve), lui risale fino alle roccette finali. Quindi è il mio turno. Assicurato dall’alto, decido di salire per super-direttissima, gradinando per la massima pendenza un muro di buona neve a 45-50°, uscendo proprio sulle rocce finali. Pochi passi di I-II e sono in vetta anche io. Sono sul Roc, a 4026 m. Non è un 4000 dell’elenco ufficiale (a mio avviso discutibili i criteri per cui questa vetta, ben distinta dalla pianura e nodo orografico di ben tre creste, e nodo delle valli cogne, valsavarenche e orco, è stata esclusa da tale elenco), ma son contento lo stesso di essere quassù. Il panorama a perdita d’occhio è immenso, e fa effetto essere quassù in 6, mentre sul Grampa c’è la ressa. Sul Roc passiamo più di due ore, tra la posa della campana di vetta, le firme sul nuovo libro, e l’attesa degli altri componenti della gita che prima erano saliti al Grampa. Sono le 10.30 quando ci apprestiamo a scendere. Do uno sguardo verso la MIA montagna, vedo che ci saranno solo più una decina di persone. Tra me e me penso “questa è la volta buona, ci devo provare”. L’amico Alex, compagno di tante e grandi avventure montane, è già d’accordo nell’accompagnarmi su. Scendiamo rapidamente con una doppia, alla finestra del Roc mi lego con Alex e gli dico “oggi o mai più”. Mi sento in formissima, nonostante siano più di due ore che sono oltre i 4000 metri, e partiamo a gran passo. C’è ormai pochissima gente. Superiamo due cordate sul pendio nevoso, poi ecco la cengia nevosa a sinistra della cresta, ed eccoci di fronte al passaggio famigerato. Ci sono due spagnoli un po indecisi, ci lasciano passare. Ed eccoci qua. Faccio sicura ad Alex, poi è il mio turno. Salgo un gradone, e mi affaccio sul famoso passaggino… sì, è esposto, ma è meno peggio del previsto. C’è un metro dove effettivamente la cengia è larga 15-20 cm, ma subito dopo si allarga. E’ espostissimo. Mentre passo, tiro uno sguardo sotto i miei piedi. 400 m di vuoto mi separano dal Ghiacciaio della Tribolazione. Per le mani non ci sono grandi appigli, più che altro una fessurina di un paio di cm dove infirlale… ma eccomi, l’ultimo gradone che supero poco elegantemente aiutandomi col ginocchio, e sono su…Sono le 11.15. Dio mio che emozione. Ho i brividi, quasi mi scappa una lacrima mentre abbraccio la Madonnina… se penso alle 4 volte a che son venuto su e mai son riuscito a raggiungerla per l’eccessivo affollamento….


Sono finalmente quassù, sulla mia montagna, questa montagna ai cui piedi è nata questa passione, questa montagna che è stato il primo e unico quattromila di mio papà.. e son qui anche per lui, che pure non era arrivato alla madonnina perché non se la sentiva.. son qui anche per Lui.


E’ un panorama che ho visto più volte, ma questa volta è diverso, questa volta ha un altro sapore, questa volta è dentro di me, lo sento mio più di quanto non lo sia.


Passiamo pochi minuti lassù, un ultimo bacio alla Madonnina, poi è ora di scendere, anche se resterei quassù per sempre…


Il gradone finale mi impegna un po, ho le gambe corte e faccio una gran fatica a scenderlo..la cengia non mi impressiona, passo davanti e metto i rinvii dove passo la corda. Quando ne son fuori mi assicuro e nel contempo faccio sicura ad Alex che mi raggiunge. Ed ecco finite le difficoltà. Raggiungiamo gli altri appena scesi dal Roc, e scendiamo ancora fino alla Becca di Moncorvè. Non la saliamo perché anche se il dislivello è breve, la natura del terreno non pare delle migliori. Il resto è solo discesa… stancante per la neve marcia ed il sole cocente, fuori dal ghiacciaio ci sleghiamo e svestiamo, poi parto per primo in direzione rifugio. Voglio scendere un attimo da solo per sentire mie queste rocce, questi torrenti, questi fiori pionieri che colonizzano le morene, mi guardo intorno, mentre scendo a buon passo, accompagnato dal tintinnio dei moschettoni, e mentre cammino penso, e mi vengono i brividi a pensare quante emozioni mi ha dato e continua a darmi questa passione.


E questi luoghi più di altri li sento miei, questa montagna è mia, io sono questa montagna. E’ casa mia. Preso da questi pensieri arrivo quasi senza accorgemente al rifugio, affollato di gente, e ritorno alla realtà…


Molti dei nostri sono già qui, quando arrivano Max, Alex e gli altri, una volta cambiati e rinfrescati, ci concediamo un lauto pranzo innaffiato da buon vino. Sono le tre e quarantacinque quando ripartiamo dal Vittorio Emanuele in direzione Pont. La stanchezza comincia a farsi sentire, scendiamo per la bella mulattiera e la temperatura si fa sempre più alta… giunti a Pont, finalmente, non resistiamo alla tentazione di mettere i piedi a mollo…. Meritata birra, per festeggiare l’avventura, e poi tutti a casa, con viaggio di ritorno lungo e pesante anch’esso per via delle code..


Sono le 21.30 quando finalmente varco la porta di casa. Stanco, quasi distrutto, ma estremamente felice, felice di aver finalmente realizzato un sogno, che era così vicino ma così lontano…sembra così assurdo che uno sia salito ben 4 volte lassù senza mai raggiungerla, fermandosi un metro sotto, scoraggiato e demoralizzato dalla folla e dalla maleducazione della gente che a quelle altezze uno non si aspetta di trovare..eppure è così, arrivavo sempre su nei momenti sbagliati…


La gioia e l’emozione di aver raggiunto la Madonnina del Gran Paradiso in un momento di tranquillità così raro su quella vetta rimarrà davvero indimenticabile.


Ho passato più di tre ore oltre i 4000 metri, e ancora una volta posso dire che a quell’altezza “si respira un’aria particolare”.


Ma questa volta lo era ancora di più. Mi sentivo davvero a casa, lassù, a 4061 m di quota.


Feels like home
I should I Know
From my first breath

Le foto sono su www.roby4061.it/photobook/4061.htm


postato da: roby4061 alle ore 19:08 | link | commenti (10)
categorie:
domenica, 15 luglio 2007

feels like home

dopo 4 tentativi naufragati a pochi metri per la solita ressa sul Grampa, oggi finalmente è capitato il momento giusto..

Il buon Alex mi ci ha accompagnato, e finalmente son riuscito ad abbracciare quella Madonnina.

Oggi, era come essere a casa.



Gran Paradiso 4061 metri di quota.

Feels Like Home
I should I know
From my first breath...
postato da: roby4061 alle ore 22:54 | link | commenti (12)
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venerdì, 13 luglio 2007

la montanara

Lassù per le montagne

fra boschi e valli d’or

fra l’aspre rupi echeggia

un cantico d’amor.

La montanara ohé

si sente cantare.

Cantiam la montanara

E chi non la sa?

Sull’Alpe bianca

dai rivi d’argento

una capanna più bella d’un fiore:

era la piccola, dolce dimora

di Soreghina, la bimba del sol.

Sola nel mondo

Canzone famosissima, e nata proprio nelle mie valli, all'ombra di questa montagna, 70 anni fa..

Un saluto speciale e "montanaro" a chi me l'ha fatta tornare in mente..

 

 

postato da: roby4061 alle ore 12:25 | link | commenti (6)
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lunedì, 09 luglio 2007

un anno fa...

checchè se ne dica, che emozione quella sera...
postato da: roby4061 alle ore 21:07 | link | commenti
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